
Puntata 1 - Yoga come ricerca
- Giada

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
In questa prima puntata di Yoga Oltre il Tappetino esploriamo la domanda al cuore dello yoga: "Chi sono io?". Non come concetto filosofico astratto, ma come ricerca concreta e pratica.
Parliamo della differenza tra la coscienza e i contenuti della coscienza, del testimone che osserva, e di come lo yoga ci aiuta a riconoscere quello spazio di presenza che è sempre disponibile.
Un invito a guardare lo yoga non come insieme di posture o tecniche, ma come un percorso di scoperta di sé, una ricerca di consapevolezza.
Durata: ~7 minuti
Categoria: Filosofia, Pratica
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TRASCRIZIONE COMPLETA DELLA PUNTATA
Benvenuti a Yoga oltre il tappetino
Mi chiamo Giada Gabiati.
Non mi considero un guru e non propongo verità assolute: insegno yoga da diversi anni ma continuo a mettermi in discussione e a scoprire ogni giorno nuovi aspetti della pratica e della sua integrazione nella vita.
Questo podcast nasce dal desiderio di condividere riflessioni, pratiche e piccoli strumenti che lo yoga ci offre per vivere meglio. Non come risposte definitive, ma come inviti a fermarsi, ad ascoltare, a guardare un po’ più in profondità.
Yoga come ricerca
Oggi lo yoga è ovunque.
È sui social, nelle pubblicità, nelle palestre, nei festival.E insieme a questa grande diffusione è nata anche una strana competizione.
“Questo è il vero yoga.”“Quello no.”“Il mio è autentico, il tuo è snaturato.”
Come se esistesse un confine netto tra ciò che è yoga e ciò che non lo è.
Da una parte è vero: spesso lo yoga viene ridotto a una ginnastica elegante, a una performance da fotografare, a qualcosa da esibire.E questo rischia di farci perdere il senso profondo di uno strumento che nasce come via di conoscenza e di trasformazione.
Ma dall’altra parte sarebbe anche un po’ ipocrita pensare che oggi, in Occidente, si possa insegnare esattamente lo yoga delle origini.
Lo yoga non è più quello originario nemmeno in India.È sempre stato una tradizione viva, che nel tempo si è trasformata, adattata, contaminata.
Ed è giusto che lo yoga si adatti alle nostre vite di oggi.
Credo però che questo adattamento abbia senso solo se non perdiamo il contatto con le sue radici. Con la domanda originaria da cui tutto è nato.
Perché, prima ancora di essere posture, respirazioni o tecniche, lo yoga nasce da una domanda molto semplice e allo stesso tempo radicale:
Chi sono io?
Non in senso psicologico.Non “che lavoro faccio”, “che carattere ho”, “che storia ho vissuto”.
Ma in senso più profondo.
Chi sono io, al di là di tutto ciò con cui mi identifico?
La tradizione suggerisce un criterio molto semplice quanto rivoluzionario:io sono ciò che rimane sempre identico attraverso i cambiamenti.
Allora possiamo cominciare a togliere.
Scartiamo i vestiti, che possiamo cambiare.Scartiamo il corpo, che cambia continuamente.Scartiamo le emozioni e i pensieri, che vanno e vengono.
Che cosa resta?
Resta il fatto che io ci sono.Che esisto.Che sono consapevole.
Questa presenza che osserva tutto ciò che cambia.
Uno dei punti centrali dello yoga è proprio questo: la distinzione tra la coscienza e i contenuti della coscienza.
Noi tendiamo a identificarci con quello che passa dentro di noi:con i pensieri, con le emozioni, con le sensazioni del corpo.
Ma tutto questo cambia continuamente.
La coscienza, invece, è ciò che osserva.È il testimone silenzioso.
E gran parte della pratica dello yoga – delle posture, del respiro, della meditazione – serve proprio a questo:a creare le condizioni per accorgerci di questo spazio di presenza.
Ed è qui che cambia anche il modo in cui pratichiamo.
Se lo yoga fosse un accumulo, dovremmo fare sempre di più:più posizioni, più tecniche, più intensità.
Ma se lo yoga è un cammino di sottrazione, allora la direzione è opposta:verso la semplicità, il silenzio, l’essenziale.
Sul tappetino significa smettere di inseguire la postura perfetta.Inizia invece a chiederti: quando il corpo si ferma in questa forma, cosa rimane?Quando il respiro si calma, chi è che osserva?
Questo ci porta a uno dei punti centrali dello yoga: la differenza tra la coscienza e i contenuti della coscienza.Pensieri, emozioni, sensazioni… tutto cambia, appare e scompare. La coscienza è ciò che osserva. È il testimone silenzioso.
È paradossalmente la cosa più certa che abbiamo: possiamo dubitare di tutto, ma non del fatto che siamo coscenti.E allo stesso tempo è sfuggente: quando cerchiamo di osservarla, diventa un oggetto e ciò che osserva è già altrove.
È come cercare di girare intorno a se stessi per vedere la propria schiena.O come l’occhio, che può vedere tutto… ma non può vedere se stesso.
E sul tappetino questo si traduce in pratica concreta:quando portiamo l’attenzione su un punto, sul respiro o su una sensazione, tutto il resto va in periferia. Si crea silenzio.
E in quel silenzio cominciamo a percepire non solo ciò che osserviamo… ma chi osserva.
Questo è il punto dove filosofia e pratica si incontrano.Non serve fare di più, serve sentire meglio.Non serve possedere più tecniche, serve creare spazio dentro di noi.
Ed è in questo spazio che lo yoga diventa davvero esperienza, comprensione, presenza.E ogni volta che torniamo sul tappetino possiamo praticare questo silenzio, questo osservare, questa consapevolezza.
In questo podcast troverai proprio questo tipo di esplorazione.
Riflessioni sullo yoga come filosofia e come pratica di vita.Letture e adattamenti di articoli del mio blog.Episodi sul rapporto con il corpo, il respiro, le emozioni.E meditazioni e rilassamenti guidati.
Non per dirti come vivere. Ma per camminare insieme, facendo qualche domanda in più, e forse trovando ogni tanto un po’ più di spazio dentro di noi.
Se ti va di continuare questo percorso insieme, puoi trovare tutti i miei contenuti su giadagabiati.come sui miei canali social.
Grazie per aver ascoltato e alla prossima puntata!
© 2025 Giada Gabiati. Tutti i diritti riservati.
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