top of page

Significato dello yoga: cos’è davvero la pratica sul tappetino

  • Immagine del redattore: Giada
    Giada
  • 20 gen 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 4 giorni fa




Quando parliamo di yoga, pensiamo spesso a una pratica fisica sul tappetino, a una sequenza di asana o a uno stile specifico.

Ma è davvero yoga quello che pratichiamo?


Per rispondere a questa domanda è necessario andare oltre l’aspetto esteriore della pratica e tornare al significato originario dello yoga.



Cosa significa davvero la parola Yoga


La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita “yuj”, che significa unire, mettere insieme.

Ma unire cosa?

La risposta più immediata è: le nostre energie, normalmente disperse e frammentate. Metterle insieme affinché lavorino nella stessa direzione, verso la ricerca del sé e dell’unità dell’essere.



Lo yoga non è una ginnastica


Lo yoga non è una ginnastica, né uno stile di vita, né l’adesione a particolari regimi alimentari.


Andando più in profondità, possiamo dire che lo yoga è una via di salvezza indiana, con origini molto lontane da noi nel tempo e nello spazio.

È una risposta a una domanda fondamentale, comune a tutta l’umanità e presente in ogni tradizione filosofica e religiosa:


chi sono io veramente?



La ricerca del sé


Tutto nasce dalla ricerca del sé, l’essenza della nostra identità: quella parte di noi che resta immutabile, identica a se stessa, sempre.


Il tempo passa, cambiano le nostre abitudini, le idee, il corpo e gli aspetti materiali della nostra vita.

Eppure qualcosa in noi rimane invariabile e ci fa sentire sempre gli stessi, anche attraverso i cambiamenti.


Questa è la pura coscienza, la stessa di cui è fatto l’intero universo.



Cosa c’entra tutto questo con la pratica sul tappetino?


C’entra eccome.


Abbiamo una forte tendenza a identificarci con la mente, quando in realtà essa è tutt’altro che stabile e immutabile.

Basta osservare la rapidità con cui si alternano pensieri ed emozioni per accorgerci che nulla è più labile della mente.


La nostra vita si svolge sempre più nella mente e sempre meno nel corpo.

La pratica dello yoga sul tappetino cerca di riportarci al corpo, troppo spesso disabitato.



Il corpo come strumento di consapevolezza


Anche il corpo è mutevole e non è certo nel corpo che possiamo cercare il nostro sé.

Tuttavia, in questo percorso di ricerca, il corpo si rivela uno strumento indispensabile.


Attraverso l’integrazione di mente e corpo possiamo recuperare il senso dell’essere, facendo esperienza della semplice e gioiosa sensazione di esistere, troppo spesso oscurata dalle preoccupazioni dell’uomo contemporaneo.


Respirare.

Percepire le sensazioni del corpo.

Sperimentare una presenza consapevole.



Il vero obiettivo della pratica degli asana


L’obiettivo della pratica degli asana è integrare mente e corpo, predisponendoci allo stato meditativo.


La meditazione non è altro che la ricerca del sé, l’unità della coscienza: il fine ultimo dello yoga, qualunque sia la tecnica utilizzata.



Gli stili di yoga: conta davvero quale pratichiamo?


La pratica degli asana è oggi molto diffusa e presente in ogni contesto. Possiamo scegliere tra moltissimi stili, tradizionali e moderni:


yoga statico e dinamico, yin yoga, yoga in volo, acroyoga, yoga nidra, restorative yoga, hatha yoga, ashtanga vinyasa yoga, kundalini yoga e molti altri.


Ma non è lo stile a fare la differenza.



L’intenzione della pratica


Ciò che conta davvero è l’intenzione con cui pratichiamo: la ricerca della nostra essenza, di quella parte profonda in noi che resta immobile nell’incessante movimento della vita.


Se ne facciamo esperienza sul tappetino e impariamo a portarla nel quotidiano, avremo sempre un porto nella tempesta.

Commenti


E’ consentita la copia e l’utilizzo di parti degli articoli in blog e/o siti NON commerciali e senza rielaborarli, a patto che la fonte sia chiaramente attribuita all’autore dell’articolo e al sito giadagabiati.com riportando l’URL dell’articolo originale

bottom of page