Puntata 3 - Meditazione: la via della semplificazione
- Giada

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 8 min
Illuminazione.
Risveglio.
Liberazione.
Parole grosse, quasi imbarazzanti.
Eppure parlano di qualcosa di sorprendentemente semplice.
In questa puntata parliamo di meditazione al di là dei miti: non è qualcosa di esoterico riservato a pochi eletti, ma una pratica profondamente umana e concreta.
Scoprirai cosa significa davvero meditare, perché è utile nella vita di tutti i giorni, e come il percorso meditativo non procede verso la complessità, ma verso una progressiva semplificazione.
La meditazione non è qualcosa che si fa, ma qualcosa che si è.
Una celebrazione della vita, istante dopo istante.
Semplice da capire. Difficile da vivere.
Durata: ~14 min
Categoria: Filosofia, Pratica
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TRASCRIZIONE COMPLETA DELLA PUNATATA
Introduzione
Illuminazione. Risveglio. Liberazione.
Parole grosse, vero? Quasi imbarazzanti da pronunciare.
Eppure parlano di qualcosa di sorprendentemente semplice.
Di profondamente umano.
E di incredibilmente concreto.
Oggi parliamo di meditazione.
Benvenuti al terzo episodio di Yoga Oltre il Tappetino. Io sono Giada Gabiati: non mi considero un guru e non propongo verità assolute.
Insegno yoga da diversi anni, ma continuo a mettermi in discussione e a scoprire ogni giorno nuovi aspetti della pratica e di come integrarla nella vita di tutti i giorni.
Questo podcast nasce dal desiderio di condividere riflessioni, pratiche e piccoli strumenti che lo yoga ci offre per vivere meglio.
Non come risposte definitive, ma come inviti a fermarsi, ad ascoltare, a guardare un po’ più in profondità.
Oggi voglio parlarti di meditazione.
E voglio farlo smontando l’idea che sia qualcosa di complicato, esotico o riservato a pochi eletti.
La meditazione è una cosa semplice.
Semplice da capire.
Difficile da vivere.
C’è una differenza enorme.
In questa puntata scopriremo insieme cos’è davvero la meditazione, perché è utile nella vita di tutti i giorni, e come possiamo avvicinarci a questa pratica senza perderci in tecnicismi.
Cos'è la meditazione
Allora, cos’è la meditazione?
La meditazione è una pratica che nasce in Oriente.
La troviamo nello Yoga, nel Buddhismo, nel Taoismo, nello Zen.
Tradizioni diverse, ma tutte con un obiettivo comune.
In queste tradizioni, il fine della meditazione viene definito con parole come “risveglio”, “liberazione”, “illuminazione”.
E qui già sento qualcuno di voi pensare: “Ecco, parole grosse. Roba da mistici. Non fa per me.”
Ma aspetta un momento.
Tutti questi termini indicano semplicemente che, di norma, ci troviamo in uno stato di limitazione, di condizionamento.
Siamo preda dell’illusione, dispersi, frammentati.
E la meditazione è lo strumento per uscire da questo stato. Per attingere a una maggiore consapevolezza e libertà.
Nel “Libro tibetano del vivere e del morire”, Sogyal Rinpoche scrive qualcosa di bellissimo:
“L’illuminazione è realtà. Non è nulla di esotico, di fantastico o elitario, ma appartiene all’umanità intera. Quando la realizziamo, si rivela insospettatamente comune. La realtà spirituale non è qualcosa di elaborato o esoterico, bensì un profondo buonsenso.”
E continua: “Essere un Buddha non significa essere una sorta di onnipotente superuomo spirituale, ma diventare finalmente un vero essere umano.”
Cosa significa questo?
Significa che quando parliamo di “illuminazione” o “risveglio”, non stiamo parlando di diventare qualcosa di diverso da ciò che siamo.
Piuttosto, si tratta di smettere di essere preda dell’illusione.
Di smettere di identificarci con i pensieri, le preoccupazioni, le etichette che ci diamo.
Si tratta di riconoscere quella presenza, quel testimone di cui parlavamo nelle puntate precedenti. E questo non ha nulla di esoterico.
È, come dice Rinpoche, un profondo buonsenso.
La meditazione non è qualcosa di lontano da noi. Non è per monaci su montagne sperdute.
È una pratica perfettamente compatibile con la vita moderna.
E forse proprio oggi, più che mai, ne abbiamo bisogno.
Può apportare una dimensione nuova attraverso il recupero del senso dell’essere e lo sviluppo di una nuova consapevolezza.
Perchè meditare
Ma perché dovremmo meditare?
Pensa alle tue giornate.
Si susseguono veloci, una dietro l’altra.
E spesso hai l’impressione di non riuscire più a gestire il tempo. Di non portare a termine quello che vorresti.
Un turbinio di pensieri e cose da fare si accavallano. Si confondono tra loro.
E perdiamo la capacità di gestire lucidamente la nostra vita.
Stressati, stanchi, frustrati, diventiamo incapaci di mantenere la concentrazione.
E non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati.
Così finiamo per essere pervasi da un senso di insoddisfazione.
Di incompiutezza.
La meditazione può aiutarci proprio in questo.
Ci permette di comprendere i meccanismi della mente e di vedere le cose con più chiarezza, conquistando calma e lucidità.
E non richiede particolari rinunce.
La pratica di meditazione è un lavoro su di sé. Una coltivazione della mente.
E si pone due obiettivi: l’acquisizione di un maggior grado di consapevolezza e il recupero del senso dell’essere.
Cos’è il senso dell’essere? È quella gioiosa sensazione di esistere. Collegata al fatto stesso di stare al mondo. E che viene oscurata dalle mille preoccupazioni dell’uomo del nostro tempo.
Cosa NON è la meditazione
Ora, c’è un equivoco che va chiarito.
La meditazione non è, come molti pensano, un tentativo di chiudersi in sé stessi. O di occultare i propri problemi.
È piuttosto un aprirsi a sé stessi.
A una parte di noi normalmente soffocata dalla continua attività logica della mente.
Tramite la meditazione possiamo imparare a vedere nel profondo di noi stessi, esattamente come siamo.
Possiamo finalmente vedere cosa c’è dentro di noi, comprenderne l’essenza e accettarla pienamente.
E c’è qualcosa di bellissimo che accade quando impariamo ad accettare noi stessi così come siamo. Diventiamo capaci di accettare anche gli altri.
Quando smettiamo di giudicarci costantemente, smettiamo di giudicare anche chi ci sta intorno.
Quando troviamo pace dentro di noi, portiamo quella pace nelle relazioni.
La meditazione, quindi, non è solo un lavoro interiore isolato. È qualcosa che
trasforma il nostro modo di stare al mondo, di relazionarci con gli altri.
E di conseguenza è importante anche per la società. Perché una società fatta di persone più consapevoli, meno reattive, più capaci di ascolto, è inevitabilmente una società migliore.
Ma attenzione. Non sto dicendo che accettare se stessi e gli altri sia immediato o semplice. Non è che un giorno ti svegli e da quel momento in poi sei sempre centrato, sempre presente, sempre in pace.
Anche per me, che pratico da anni e insegno, ci sono giorni in cui è più difficile. Giorni in cui mi giudico, in cui reagisco, in cui perdo quella presenza di cui parliamo.
E va bene così. Non c’è niente di male quando questo accade. Anzi, accorgerci di quando perdiamo quella presenza è già un atto di consapevolezza. È già pratica.
La meditazione favorisce quello che potremmo chiamare vera intuizione.
Non un’intuizione mistica o paranormale, ma la capacità di vedere le cose con chiarezza, senza i filtri dei nostri condizionamenti.
Quando la mente smette di girare su se stessa, quando non siamo più intrappolati nei soliti schemi di pensiero, possiamo finalmente vedere le cose come sono.
Non come vorremmo che fossero, non come ci hanno insegnato a vederle. Semplicemente come sono.
Ti ricordi le puntate precedenti? Parlavamo del testimone. Della coscienza che osserva. Di quello spazio di presenza.
Ecco, la meditazione è proprio questo. È accedere a quello spazio.
Come meditare
E qui arriviamo al punto cruciale. Come si medita?
C’è un insegnamento che viene dalla tradizione del Buddhismo tibetano che amo molto e che con semplicità risponde alla domanda.
Un allievo chiese al maestro Jamyang Khyentse [Giamìang Kièntse]:
“Maestro, come si medita?”
E il maestro rispose:
[PAUSA]
“Quando il pensiero precedente è cessato e il prossimo pensiero non è ancora sorto, non c’è forse un intervallo? Bene, prolungalo. Questo è meditare.”
[PAUSA]
È bellissimo nella sua semplicità, no? Il concetto è chiaro. Quasi disarmante nella sua semplicità.
Ma c’è un’enorme differenza tra capire qualcosa e riuscire a viverlo.
Perché sì, si tratta “solo” di accorgersi di quello spazio tra un pensiero e l’altro.
E abitarlo.
Ma prova a farlo. Prova davvero.
Scoprirai che quello spazio è incredibilmente sfuggente.
La mente non sta mai ferma. I pensieri si accavallano uno sull’altro senza sosta.
E quando finalmente intravedi quello spazio, è già sparito.
Coperto dal pensiero successivo.
Questo è meditare.
Non è complicato.
Ma non è nemmeno facile.
La meditazione è il raggiungimento di uno stato mentale vigile e al contempo rilassato. Cercare il momento presente e non permettere a pensieri ed emozioni di travolgerci.
Ma attenzione: non è solo sedersi ad occhi chiusi.
Le tecniche per il raggiungimento di uno stato meditativo si avvalgono di diversi strumenti: l’attenzione al respiro, la recitazione di mantra, l’osservazione del corpo, l’ascolto dei suoni.
Ogni tradizione spirituale ha i suoi metodi.
Ma non dobbiamo vedere la meditazione come una tecnica da eseguire. O un qualcosa da raggiungere.
La meditazione non è qualcosa che si fa, ma qualcosa che si è.
È qualcosa che va oltre lo spazio della pratica, oltre la tecnica. È un’attitudine a vivere la vita a pieno, assaporandone ogni istante.
Mauro Bergonzi, professore di filosofie orientali all’Università L’Orientale di Napoli, trova un modo bellissimo di esprimere questo concetto:
“Quando la meditazione non è più vista come uno strumento per raggiungere una meta futura, diventa una celebrazione della vita. A ogni istante possiamo celebrare la vita con qualsiasi esperienza: gustando un bicchiere d’acqua fresca quando abbiamo sete, contemplando il firmamento di una limpida notte estiva, facendo l’amore, sorridendo a un bambino, cantando sotto la doccia o danzando fino a perdere la cognizione del tempo.”
Ecco cos’è la meditazione. Una celebrazione della vita.
La semplificazione
E qui arriviamo al cuore di questa puntata.
Un equivoco frequente è pensare che il percorso meditativo si svolga per gradi progressivi.
Utilizzando tecniche via via più sofisticate e complesse.
Ma in realtà procede proprio nella direzione opposta.
Verso una progressiva semplificazione.
Meditare è liberare la mente dalla nostra ossessione di acquisire, conoscere, imparare qualcosa.
Sembra semplice, detto così.
Ma liberare la mente è forse una delle cose più difficili che possiamo fare.
Perché la mente non vuole essere liberata.
Vuole pensare. È fatta per quello.
E io ne sono la prova vivente.
Anni di pratica, anni di insegnamento. E la mia mente continua a fare quello che fa sempre: pensare.
Ma qualcosa è cambiato.
Non è che i pensieri siano spariti. È che ho imparato a non prenderli sempre così sul serio. A riconoscere quando mi sto perdendo in loro.
Non sempre, sia chiaro. Ci sono giorni in cui è più difficile.
E va bene così. Non c’è niente di male.
È un percorso che dura tutta la vita, fatto di alti e bassi.
Ma anche questo è pratica.
Accorgersi di non essere riuscita a vedere i pensieri per quello che sono è già un atto di consapevolezza.
È già tornare.
E questo già cambia tutto.
[PAUSA]
E qui c’è un altro equivoco da smontare.
Oggi sono molto di moda meditazioni guidate con visualizzazioni molto elaborate: immagini di luci colorate che scorrono nel corpo, chakra che si aprono uno dopo l’altro, energie che salgono e scendono lungo la colonna. Scenografie mentali molto complesse.
Ora, non fraintendermi.
Le visualizzazioni possono essere uno strumento utile in certi contesti.
Ma voglio dirti una cosa: non sono necessarie per meditare.
La meditazione più profonda è spesso la più semplice. Il respiro che va e viene. Il corpo che sta seduto. Il silenzio.
Non servono effetti speciali.
Dei chakra, comunque, parleremo più avanti. Perché c’è parecchia confusione su cosa siano davvero.
Nella meditazione non partiamo da cose semplici per arrivare a cose più difficili. Piuttosto partiamo dalle complicazioni della nostra vita andando sempre più verso la semplicità.
Meditazione non è costruire.
Si tratta piuttosto di lasciare andare.
Disfare.
Fino a raggiungere la semplicità del Sé.
Conclusione
In conclusione, la meditazione è semplice.
Ma semplice non significa facile.
Il concetto è chiaro: tornare a essere presenti, lasciare andare, abitare il momento.
Metterlo in pratica? Quello richiede pazienza, molta costanza, e la volontà di ricominciare ogni volta che ci accorgiamo di esserci persi.
Ma è proprio questa pratica, questo continuo tornare, che cambia qualcosa.
Nella prossima puntata ti guiderò in una breve pratica di consapevolezza. Un’esperienza diretta di quello di cui abbiamo parlato oggi.
Se questa puntata ti è piaciuta, segui il podcast per non perdere i prossimi episodi.
E se hai domande su quello di cui abbiamo parlato oggi, o se ci sono temi che vorresti esplorare nelle prossime puntate, scrivimi. Trovi i miei contatti nella descrizione del podcast.
Grazie per aver ascoltato. Alla prossima puntata





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