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Ma quali chakra? Cosa sono davvero i Chakra: quello che nessuno ti racconta | Ep. 5

  • Immagine del redattore: Giada
    Giada
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Cristalli, oli essenziali, test online per scoprire quale chakra hai bloccato.

C’è un’industria intera costruita sui chakra.

Ma cosa c’entra davvero tutto questo con lo yoga?


In questo episodio esploro le origini dei chakra nelle tradizioni tantriche, come siamo arrivati alla versione dei sette chakra colorati che conosciamo oggi, e quanto questa versione si discosti dalle fonti originali.


Parleremo di Tantra, di Teosofia, di New Age. Di come un sistema complesso e simbolico sia stato semplificato fino a diventare un prodotto da vendere.

Non per demonizzare. Ma per capire cosa stiamo usando e da dove viene.

Perché lo yoga ha una ricchezza enorme. E non ha bisogno di effetti speciali per funzionare.



Durata: ~12 min

Categoria: Filosofia, Pratica

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TRASCRIZIONE COMPLETA


C'è un'industria intera costruita sui chakra.

Cristalli. Oli. Meditazioni guidate. Test online.

Ma cosa c'entra davvero tutto questo con lo yoga?

Oggi parliamo di chakra.

Di cosa dice la tradizione. E cosa ha inventato il mercato.


Benvenuti a Yoga Oltre il Tappetino.

Io sono Giada. Sia chiaro, non mi considero un guru e non propongo verità assolute.

Insegno yoga da diversi anni, ma continuo a mettermi in discussione e a scoprire ogni giorno nuovi aspetti della pratica e di come integrarla nella vita di tutti i giorni.


Questo podcast nasce dal desiderio di condividere riflessioni, pratiche e piccoli strumenti che lo yoga ci offre per vivere meglio. Non come risposte definitive, ma come inviti a fermarsi, ad ascoltare, a guardare un po' più in profondità.


Oggi voglio parlarti di chakra. Di cosa sono davvero, al di là delle semplificazioni moderne.


Cosa sono davvero i chakra

Parliamo di chakra.

Chakra è una parola sanscrita che significa "ruota" o "disco". E se chiedi a qualcuno cosa sono i chakra, probabilmente ti risponderà:

"Sette centri energetici situati lungo la colonna vertebrale."

È la versione più diffusa oggi.

Ma la realtà è un po' più complessa.


I chakra sono un concetto che appartiene principalmente alle tradizioni tantriche. Non a tutto lo yoga in generale.

Il Tantrismo è un insieme di correnti spirituali nate in India attorno alla metà del primo millennio dopo Cristo, che utilizzano il corpo e l'esperienza interiore come strumenti di trasformazione spirituale.

È diverso dallo yoga classico di Patanjali, che ha un approccio più focalizzato sulla meditazione e sull'osservazione della mente.

Nelle tradizioni tantriche i chakra sono descritti come centri del corpo sottile: mappe interiori usate nella meditazione e nelle pratiche contemplative, non strutture fisiche


Ora, se vai a cercare nei testi tradizionali, scoprirai una cosa interessante: il numero dei chakra varia.

In alcuni testi se ne descrivono quattro.

In altri sei.

In altri ancora di più.

Non c'è un numero fisso valido per tutte le tradizioni.


E i sette chakra che oggi tutti conosciamo?

Quella mappa precisa con nomi, posizioni e associazioni psicologiche?

È una codificazione relativamente recente, sviluppata in epoca moderna a partire da interpretazioni e rielaborazioni di fonti tradizionali.

Ma come siamo arrivati a questa versione?


All'inizio del Novecento alcuni studiosi occidentali — come Arthur Avalon — iniziarono a tradurre testi tantrici rendendo accessibili molte fonti tradizionali.

Questi studi però rimasero soprattutto in ambito accademico.

Parallelamente, nella divulgazione spirituale si diffusero versioni più semplificate.


Sai cos'è la Teosofia?

All'inizio del Novecento era un movimento spirituale molto popolare, che mescolava filosofie orientali, esoterismo occidentale e un po' di tutto.

Un movimento che per certi versi anticipa quello che oggi chiamiamo New Age.


Uno dei teosofi più influenti fu un inglese di nome Charles Webster Leadbeater. Leadbeater era affascinato dall'India e dalle sue tradizioni spirituali.

E nel 1927 scrisse un libro intitolato "The Chakras".

Nel suo libro, Leadbeater descrisse un sistema di sette chakra principali, ciascuno con un colore specifico e una posizione precisa lungo la colonna vertebrale.


Il problema? Leadbeater non aveva accesso diretto ai testi tantrici originali. Non conosceva il sanscrito. Le sue descrizioni erano una mescolanza di intuizioni personali, visioni chiaroveggenti - così le chiamava lui - e interpretazioni di seconda mano.

Non è che Leadbeater inventi i chakra da zero, ma rielabora idee già esistenti e le presenta in una forma nuova, sistematica e molto influenzata dall’esoterismo occidentale.


Il suo libro ebbe un successo enorme.

E quella mappa - quella versione dei chakra - iniziò a diffondersi.


Poi, negli anni Novanta, arriva Anodea Judith, una psicoterapeuta americana. Judith scrisse "Eastern Body, Western Mind", un libro che integrava il sistema dei chakra con la psicologia occidentale.

Ogni chakra, secondo Judith, corrisponde a una fase dello sviluppo psicologico. Il primo chakra si forma nell'infanzia, legato alla sopravvivenza e alla sicurezza. Il secondo durante l'adolescenza, legato alla sessualità e alla creatività. E così via.


È un modello affascinante. Molto utile in terapia.

Devo confessare una cosa: anche io ho letto il libro di Judith. E l’ho trovato affascinante. La struttura è chiara, i collegamenti con la psicologia sono interessanti…

Poi è bastato approfondire, cercare le fonti, per scoprire che quel modello così strutturato non corrispondeva a ciò che dicevano i testi tantrici.

Era una rielaborazione moderna.


Ma quel modello - quello di Leadbeater e Judith - è quello che oggi circola ovunque. Nelle scuole di yoga. Sui social. Nelle app di meditazione.


E voglio dirti una cosa che forse ti sorprenderà: anche nella maggior parte dei corsi di formazione per insegnanti yoga si dà moltissimo peso a questa visione New Age dei chakra.

Si insegnano i sette chakra colorati come se fossero dati di fatto. Come se fossero anatomia yogica antica e indiscutibile.

Raramente si specifica che stiamo parlando di un'interpretazione contemporanea, non di ciò che dicono i testi antichi.


E io mi chiedo: perché?


Non voglio pensare che i formatori non sappiano. Non voglio pensare che non abbiano letto i testi tradizionali, che siano rimasti in superficie…

Ma allora perché continuare a raccontare questa versione?


E mi chiedo: cosa perdiamo in questa semplificazione?

Forse perdiamo la complessità. La ricchezza delle tradizioni diverse. La consapevolezza che lo yoga non è un'unica tradizione, ma tante vie diverse che si sono intrecciate nel tempo.


E forse perdiamo anche un po' di onestà.

Perché lo yoga ha una ricchezza enorme anche senza queste semplificazioni. Ma forse è più difficile da vendere. Forse è meno immediato.

È già ricco così com'è.


E qui arriviamo al cuore del problema.

Quando parliamo di chakra oggi, parliamo di un sistema che non corrisponde alle fonti originali. Ma non solo.

Parliamo anche di tutto ciò che ci è stato costruito intorno.


I colori dei chakra? Non vengono dai testi tantrici. Sono un'aggiunta moderna.

Le pietre e i cristalli associati a ciascun chakra? Invenzione New Age.

Gli oli essenziali per "bilanciare" i chakra? Stesso discorso.


Nei testi originali non troverai mai scritto: "Usa quarzo rosa per il quarto chakra" o "Applica olio essenziale di lavanda per aprire il settimo chakra."

Non funziona così.


E poi c'è il linguaggio.

"Aprire i chakra." "Sbloccare i chakra." "Bilanciare i chakra."

Tutte queste espressioni presuppongono che i chakra siano qualcosa di fisico. Qualcosa che può essere chiuso, bloccato, sbilanciato.


Ma i chakra, nelle tradizioni tantriche, non sono organi. Non sono ghiandole. Non sono strutture fisiche che possono ostruirsi.

Sono simboli. Mappe interiori. Strumenti meditativi per esplorare stati di coscienza

E quando li trattiamo come se fossero anatomia, perdiamo completamente il loro significato originale.


E poi c'è la Kundalini.

Probabilmente hai sentito parlare di Kundalini. Questa energia dormiente alla base della colonna vertebrale che, una volta risvegliata, sale attraverso i chakra fino alla sommità del capo, portando illuminazione.


È un'immagine potente. Affascinante.

Ma anche qui, c'è un equivoco enorme.

La Kundalini non è un concetto generico dello yoga. È un concetto specifico del Tantra Yoga. Di alcune scuole tantriche, non tutte.


Nello yoga classico di Patanjali non si parla di Kundalini. Non si parla di energia che sale. Non si parla di chakra da aprire.

Si parla di concentrazione. Di meditazione. Di osservazione della mente.

Ma oggi queste tradizioni si sono così intrecciate che spesso non distinguiamo più.


E pensiamo che Kundalini e chakra facciano parte dello yoga. Di tutto lo yoga.

Quando in realtà sono una parte specifica di una tradizione specifica.

Ed è comprensibile.

Un sistema unico, ben definito, è più facile da comunicare. Sette chakra, sempre gli stessi. Kundalini che sale. Una mappa chiara che tutti possono capire subito.

È più immediato. Più accessibile.


Ma in questa semplificazione, forse, si perde qualcosa.

Si perde la ricchezza delle diverse tradizioni. La consapevolezza che lo yoga non è un sistema unico, ma un insieme di vie diverse, ciascuna con il suo linguaggio.

E si perde la possibilità di scegliere consapevolmente. Di capire davvero cosa stiamo praticando.


Ma quindi, che senso ha sapere tutto questo?

Prima di tutto: conoscere. Sapere da dove vengono le cose. Distinguere le fonti antiche dalle interpretazioni moderne.


Non c'è niente di male nell'usare il sistema dei sette chakra come strumento. Se ti aiuta a esplorare te stesso, se ti dà un linguaggio per parlare di cose che altrimenti non sapresti nominare, va benissimo.

Ma sapere che è un costrutto moderno, e non un'antica saggezza millenaria, ti dà libertà.


Libertà di non sentirti in colpa se "non riesci ad aprire il quarto chakra."

Libertà di non spendere soldi in cristalli che promettono di "sbloccare l'energia."

Libertà di esplorare senza dogmi.

Perché, alla fine, lo yoga non ha bisogno di effetti speciali.

Non ha bisogno di mappe complicate o di simboli esoterici per funzionare.

Ha bisogno solo di presenza. Di ascolto. Di pratica.

E forse, proprio tornando a questa semplicità, possiamo riscoprire il vero valore di questi strumenti.

Non come verità assolute da seguire ciecamente.

Ma come simboli, metafore, mappe interiori che ci aiutano a esplorare noi stessi.

Senza dover per forza credere che siano qualcosa di più.


I chakra sono un concetto complesso. Filosofico. Simbolico.

Nelle tradizioni tantriche sono mappe per esplorare stati di coscienza, non organi da "sbloccare" o "aprire".

Ma nella divulgazione moderna sono stati semplificati. Banalizzati.

Trasformati in sette cerchi colorati, uguali per tutti, facili da spiegare, facili da vendere.

E in questa semplificazione si è perso molto.

Si è persa la complessità. La ricchezza. La profondità.

Ma sapere questo ci dà libertà.

La libertà di usare i chakra come strumento, se ci serve, se ci piace.

Ma anche la libertà di praticare con consapevolezza, senza dogmi.


Grazie per aver ascoltato questa puntata di Yoga Oltre il Tappetino.

Se ti è piaciuta, seguimi per non perdere i prossimi episodi.

E se hai domande, riflessioni o temi che vorresti esplorare insieme, scrivimi. Trovi i miei contatti nella descrizione.

Alla prossima puntata.


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